sabato 29 dicembre 2012

Dedicato a Ferruccio Carletti

A Fero Carletti
                          E plasmi la materia, Ferruccio,
                          e i residui bellici
                          trovati negli aridi campi
                          non più la morte seminano
                          ma messaggi.
                          Così dalle tue mani
                          insieme ai sogni, prendono forma
                          e vita, donne africane
                          angeli e ballerini,
                          tenere madri che
                         cullano i bambini.
                         Sbocciano rose
                         vele e crocifissi,
                         note di gioia
                         sculture di speranza,
                         affinchè l'uomo
                         libero dal male,
                         non più le guerre faccia,
                         ma balli la sua danza...
Ferruccio Carletti, scultore laziale che ho il piacere di annoverare tra le mie conoscenze artistiche, gode della mia stima, per la sua geniale creatività che vede l'arte al servizio della pace. Attraverso le sue sculture, infatti, ricavate lavorando residui bellici che Fero cerca e trova (ancora, purtroppo) nelle campagne romane, Ferruccio porta un messaggio che parla di fratellanza, trasformando strumenti che hanno portato la morte in simboli di pace. Gli ho dedicato questa poesia dopo aver ammirato le sue opere: in un'occasione abbiamo anche esposto insieme, al Museo di Lizzano, esponendo lui Il Violino che suonava nei campi di sterminio prima di portare i deportati a morte, io la mia poesia "Perfida Ironia" insieme alla sua scultura...In questa poesia, collocata sotto la sua opera, auspico che il violino e tutti gli strumenti tornino a suonare per condividere solo la gioia!

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